Spettacolo

L’eredità sarda degli Inti Illimani. Con il Cile nel cuore il canto del gruppo Machapu

Luigi il portavoce del gruppo ha risposto gentilmente alle nostre domande informandoci sulle sorprese che attendono questa bellissima ed affiatatissima band sarda dal cuore latinoamericano.

Siamo stati presenti ad un concerto del “Conjunto Machapu” un ensemble di musicisti che dalla Sardegna rivolge lo sguardo e lo studio di quel patrimonio canoro e musicale del continente sudamericano. La loro musica travolge al ballo e al canto senza tralasciare la grande tradizione poetica latinoamericana. Luigi il portavoce del gruppo ha risposto gentilmente alle nostre domande informandoci sulle sorprese che attendono questa bellissima ed affiatatissima band sarda dal cuore latinoamericano.

Gruppo Machapu perché la scelta di questo nome?

Il nome in lingua Quechua significa “Onda del Mare”. Tra le varie parole Quechua che volevamo scegliere per il nome del gruppo, questa “onda del mare” ,in spagnolo “ola”, ci caratterizzava perché siamo cagliaritani, per il nostro legame con il mare e con la nostra isola, ed il fatto di essere isolani ci caratterizza molto.

Come è nata la scelta di proiettare la vostra musica sulla ricerca di determinati brani e particolari selezioni di alcuni gruppi e come è nato questo amore per la musica latinoamericana?

Il nostro amore per la musica latino americana nasce da due tronconi del nostro gruppo: uno più attempato, tra virgolette, e sono tutte persone che hanno vissuto l’esilio degli “Inti Illimani” in Italia e che in quel tempo hanno iniziato a suonare. Sui “rimasugli” di quei gruppi lì noi ci siamo fondati dieci anni fa con delle persone un poco più giovani “contagiate” dall’ascolto dei dichi in casa, dal fatto che chiunque avesse una chitarra dei nostri genitori e la suonasse ecc., qualcosa degli Inti Illimani la suonava e questa “malattia” ci ha contagiato.

Il giornalista e scrittore Aldo Brigaglia ha proprio dedicato un libro a tutte le generazioni che si sono dedicate a questa musica e al fenomeno di questo amore per la musica degli Inti Illimani intitolando la sua produzione letteraria “Intillimania” , un amore ed “una malattia” che si è radicata in tutta Italia. Ne convieni?

Si e noi siamo “malati terminali” di Intillimania nel senso che è una passione che è nata e scaturisce dall’ascolto di quattro o cinque dischi editati in Italia dagli Inti Illimani che hanno iniziato a suonarsi nelle case e per chi aveva una certa sensibilità, anche dal punto di vista politico, erano un poco la colonna sonora.

Avete suonato a Barcellona. Come è stata questa esperienza

L’esperienza di Barcellona è stata un’esperienza formidabile e fondamentale per il nostro gruppo. È nata con l’incontro e conoscenza di un altro gruppo, i “Inanga Rapa Nui” , un gruppo di Barcellona che si occupa della cultura dell’Isola di Pasqua. Loro sono tutti cileni e sono impegnati a diffondere la loro cultura; sono venuti in Sardegna per il Festival Internazionale del Folclore dove sono stati ospiti. Noi li abbiamo conosciuti ed abbiamo trascorso insieme una domenica conviviale e dal punto di vista dell’affezione è sbocciato con loro un amore per il quale subito dopo alcuni giorni ci hanno chiamato a suonare con loro presso una rassegna che si stava compiendo a Barcellona, che stava proprio terminando, ed era una rassegna sulla cultura dell’Isola di Pasqua e della cultura del Cile, con la presenza del console cileno a Barcellona con questo bel patrocinio diciamo.

Una bellissima esperienza?

Un’esperienza formidabile perché noi abbiamo suonato davanti ad un pubblico di cileni che hanno apprezzato moltissimo quello che noi proponevamo ed essendo quelli che fanno “la copiazzatura” , per definire l’idea, della loro musica e cultura, ed essendo sardi e d italiani, è stata un qualcosa di particolare, diciamo molto “freak” .

Affermerei molto interessante da molti punti di vista considerando il fatto che due o tre generazioni di cileni non conoscono la musica degli Inti Illimani e del movimento della” Nueva Canción Chilena” a causa della ferrea e crudele dittatura, come affermò Jorge Coulón degli Inti Illimani. Ritornerete a Barcellona?

Ritorneremo a Barcellona perché siamo stati nuovamente invitati dalla comunità cilena di Barcellona perché il 30 settembre loro festeggiano la “Fiesta Patria” e noi abbiamo già festeggiato l’anno scorso la fiesta patria con i cileni sardi, dove per oi del gruppo è stata un’esperienza molto bella e li saluto anche in questa occasione, loro sono una bellissima comunità molto attivi, e adesso veniamo invitati dai cileni di Barcellona a suonare in una realtà ed in un contesto che è quello del “Centre Civic” di Barcellona, e non ne conosciamo ancora i dettagli perché ce li hanno tenuti nascosti volontariamente perché sappiamo che ci sono delle grandi sorprese. Credo ci siano delle sorprese molto importanti direttamente dal Cile. Lo vedremo quando andremo a Barcellona e cosa succederà.

Un sogno dei Machapu?

Un sogno dei Machapu è viaggiare in Cile e fare questo viaggio tutti insieme noi del gruppo e visitare i luoghi che cantiamo e che suoniamo e conoscere di persona “i nostri beniamini” , un viaggio che però non si limitasse solo al Cile ma che fosse un viaggio anche transamericano.

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