Intervista

Archeologia e Archeosofia il filosofare sardo dell’identità megalitica

Mauro Aresu
Vi è un collegamento con il singolo e con il tutto, con l’uno ed il molteplice, con la materia e l’essenza dell’essere, con il pianeta e il nostro corpo, con l’energia vitale e l’energia tellurica, in relazione al tutto , l’universo. Ogni gruppo e società umana ha interpretato la propria visione del mondo dettandosi norme, comportamenti sociali, comunitari ed artistici.

Abbiamo incontrato Mauro Aresu e Raimondo Altana autori del libro “Dalla Archeologia alla Archeosofia”. Non potevamo certamente mancare all’appuntamento considerando il fatto che, determinati studi condotti da tempo, vengono riconosciuti al ricercatore Mauro Aresu, impegnato in diversi campi di analisi e ricerca. L’attuale archeologia, come tutte le scienze empiriche, inizia in questo millennio a rivalutare e rivolgere ancora altri sguardi e punti di visti per una nuova visione e pensiero interpretativo, sia delle scienze e campi d’indagine umani. I pensieri dogmatici e cattedratici iniziano a lasciare spazio a nuove interpretazioni e nuovi stimoli, senza mai abbandonare il metodo empirico che da secoli basa i propri postulati sul ripetersi degli eventi. Scienza e visione unitaria delle scienze lasciano altresì intravvedere una prospettiva di un’insiemistica del cosmo e dell’uomo in rapporto ad esso. Vi è un collegamento con il singolo e con il tutto, con l’uno ed il molteplice, con la materia e l’essenza dell’essere, con il pianeta e il nostro corpo, con l’energia vitale e l’energia tellurica, in relazione al tutto , l’universo. Ogni gruppo e società umana ha interpretato la propria visione del mondo dettandosi norme, comportamenti sociali, comunitari ed artistici. Ogni società ha creato la propria cultura in relazione all’ambiente circostante e al suo vedere, sentire ed interpretare il mondo. I linguaggi, sia gestuali, grafici e linguistici e musicali diventano un’espressione interpretativa dei pensieri sociali, diversi e molteplici ma tutti accomunati dalla medesima legge che li sotto attende, il sapere ascoltare il proprio essere in relazione all’ambiente che si vive, interpretarlo e raccontarlo attraverso l’edificazione di agenti trasmettitori. La memoria, quella della storia, delle società, della storia, dell’umanità intera, dell’uomo e di ogni individuo, permette di ricordare il passato per vivere il presente e pianificare il futuro. Questo è stato “scritto”, “segnato”, “disegnato” e “musicato” dall’uomo e da ogni atomo dell’universo.

 

Mauro questo libro “Dalla Archeologia alla Archeosofia” che valore ha oggi il pensiero filosofico all’interno dell’Archeologia, posto che sta nascendo e sviluppandosi anche la disciplina dell’Archeoastronomia?

Sicuramente una valenza diversa che si discosta dall’archeologia classica cercando di capire quali sono i valori veri delle popolazioni che ci hanno abitato. La Sardegna d’altronde annovera una quantità di monumenti e noi abbiamo cercato di approfondirlo sotto un altro aspetto. Quello molto più sottile che non è quello materiale classico, perché i monumenti conservano delle memorie. Attraverso queste memorie abbiamo cercato di dare un contenuto realistico di quello che erano contenute in queste memorie dentro le pietre, dandole un significato sia a livello energetico che spirituale. Siccome l’anima non si può misurare e neanche la pelle si può misurare, abbiamo cercato attraverso la radioestesia di misurare i luoghi attraverso le frequenze che emettono. Questi ci hanno dato delle risposte e il libro contiene molte risposte a molte domande che la gente molte volte si fa e che però non conosce. Domande che sono legate all’uso su quello che sono stati i rituali all’interno dei monumenti.

In genere la storia si basa su dei documenti scritti. Ogni cultura ha lasciato un qualcosa di scritto oltre al fatto che con l’analisi simbolica si è cercato di decodificare o ricostruire “una scrittura”. Noi nell’ambito della cultura nuragica come possiamo immaginarci determinati riti o magari una comunicazione anche scritta di questa cultura?

Tutto si basa su dei reperimenti materiali, dagli oggetti, dalle figurine, però i luoghi mantengono una memoria, e questo è importante perché in base alle frequenze emesse, come dicevo prima, si può capire il grado della eventualità. Questa sacralità è immensa e presente nei popoli sardi antichi così come sono presenti in altri, cose che vanno poi a mancare successivamente con le altre civiltà. Quindi si perde, ma più che perdere vengono cancellate determinate cose per una questione di potere. Siccome le energie rappresentano un potere non potevano stare al bando dei nostri sardi e dei nostri antichi e che quindi hanno cercato di cancellare. Immaginiamo i Nuraghi che sono i punti di agopuntura della Terra. Quindi fanno vivere la Terra e fanno vivere le persone a livello di pastorizia e a livello agricolo perché diventano molto più produttivi i terreni; i pascoli diventano migliori e quindi il bestiame cresce meglio. Togliere e cancellare in quei momenti storici anche queste situazioni creava un danno alle popolazioni.

Però non siamo riusciti a fermare l’instaurarsi delle basi militari.

Purtroppo la Sardegna deve avere un destino. Un destino strano.

È un Karma

Proprio un Karma.

 

Io sono stata in Israele più di una volta e attraverso l’insegnamento dei Catari Templari ho appreso l’importanza della memoria nei luoghi e nei monumenti e attraverso delle tecniche si cercava di sentire tutto quello che a livello vibrazionale e di pensiero hanno attraversato i luoghi sacri. E tutto questo ho appreso che si può percepire. Ho appreso anche che in ogni nazione, luogo o paese se vi è un determinato spargimento di sangue, anche a livello storico, lo si può percepire e rivivere attraverso le vibrazioni del sentire. È come una legge del contrappasso dantesco. È possibile che la Sardegna abbia dovuto bilanciare un qualcosa?

Qualcosa di antico .Che cosa? Noi riteniamo un’azione molto dura perché la popolazione è pura e soprattutto anche pura perché il suo culto era dedito alla dea madre, una coscienza femminile, a meno che in un momento di crisi della parte matriarcale, perché mancava il potere legato alle capacità, e mancando queste capacità di interpretare e di prevenire determinate cose, sono intervenuti con la forza.

Non a caso nella società matriarcale si è passati ad una patriarcale

Esatto e così le donne hanno perso potere e per rivendicarlo hanno fatto uso di sacrifici umani.

Sappiamo che un certo periodo in tutta la cultura ebraico e semita un certo periodo veniva sacrificato il primogenito

Devo dire che la Sardegna conserva delle energie estremamente legate al sacro che danno una forza ed energia ad ogni elemento costruttivo e materiale. Anche le stesse ceramiche hanno un valore energetico superiore, cosa che poi dall’età cristiana si perde, salvo che non sia assolutamente sacro di quella religione, però per i sardi era tutto sacro, tutte le persone e tutte le famiglie erano sacre, fatto che diventa cosa di una élite in altri periodi. Quindi c’era questa capacità di uniformare la comunità sacra. Niente veniva fatto per caso. Tutto era rigorosamente sacro.

Ci sono dei personaggi che hai incontrato e che ti hanno lasciato un qualcosa di indimenticabile, un ricordo in questa ricerca scientifica?

Soprattutto con Peter Gabriel.

Si oggi ci hai mostrato questo strumento che ti ha regalato

Si lui essendo a conoscenza delle frequenze e di determinate frequenze che agiscono sul nostro cervello…

Come si chiama questo strumento?

Si chiama “Muse”, ed è in grado di misurare le onde cerebrali secondo le situazioni alle quali ti sottoponi. Puoi ascoltare la musica e regolare attraverso la musica una frequenza tale da regolarti tutte le onde cerebrali in modo da connetterti i due lati del cervello che sarebbe il massimo dato che ne usiamo solo una parte.

 

A cura di Paula Pitzalis e Antonio Piludu

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