Interviste impossibili

Il “Calcio” delle identità morali, la Pedagogia Calcistica di un fuoriclasse: Bruno Conti

Bruno Conti e Paula Pitzalis
Paula Pitzalis ha incontrato per caso Bruno Conti e ne ha approfittato per parlare con lui di Pedagogia calcistica

Quando quasi 20 anni fa ho conosciuto Paola, che lei preferisce essere chiamata Paula, mi resi conto fin da subito che lei non è la classica giornalista, perché non fa domande impertinenti, ma ti introduce in discorsi che ti interessano sul serio, qualsiasi cosa sia.

Fosse solo questo, sarebbe una cosa normale, ma Paula ha degli assi nella manica che nemmeno lei sa di avere, la fortuna, se vogliamo chiamarla così, di trovarsi sempre al momento giusto nel posto più impensabile per quel momento. Come l'intervista a Bruno Conti, incontrato per caso e non perché ci si era prefissati di intervistarlo. E così, sia per le doti giornalistiche di Paula, sia per la grandissima disponibilità di Bruno Conti, ecco nascere un'intervista mai concordata.

Antonio Piludu

 

L’Italia del calcio! Entri in un bar e alle vostre spalle tra tutto il vociare c’è sempre qualcuno che parla di calcio. Tutti esperti nel settore e tutti ben informati su giocatori, allenatori ed importi d’ingaggio. Come tutti anch’io questa mattina mi sono dovuta recare all’Agenzia delle Entrate per capire la struttura di un labirintico documento del quale non ne venivo a capo. Esco dall’ufficio e mi avvio alla cassa dell’Equitalia per pagare l’importo dovuto e mi ritrovo a dovermi recare al bar al lato perché il cassiere era sprovvisto di cambio. Entro ordino un caffè ed un bicchiere d’acqua ed osservo che sul tavolino al mio lato alcuni visi mi appaiono fin troppo familiari. Potere dell’Agenzia delle Entrate? Allucinazione da Equitalia? Il giornalismo di base insegna. Mi rivolgo al cameriere a voce bassa domandogli: “Scusi signor cameriere ma quel signore non è Conti?” Il cameriere mi guarda sbalordito, non so se per il mio aspetto, o per l’età o perché una signora riusciva a parlare di calcio …comunque con un grande sorriso mi si avvicina e all’orecchio mi dice: “Bravissima è proprio Bruno Conti”! Non finisco il caffè, anzi lo lascio lì …ma in compenso mi disseto con l’acqua. Velocemente pago…devo correre per il cambio del pagamento alla cassa di Equitalia sperando nel mio correre che il Campione stia lì a sorseggiare invece con calma il suo caffè. Dopo l’avvenuto pagamento, potere delle nuove tecnologie e dell’affabilità del grande Bruno Conti posso condurre la nostra intervista. Gli domando se posso indirizzare la mia intervista sul tema della “pedagogia calcistica” e con sguardo sorpreso acconsente ad essere intervistato.

 

Bruno lei con tutta la sua esperienza calcistica ha visto che tutto il mondo del calcio cambia, però bisogna anche creare i “vivai calcistici”. Io ricordo un Gigi Riva ai Mondiali del 200 quando con Carlos Bilardo si preoccupavano proprio dell’educazione calcistica dei giovani giocatori dell’epoca mentre i tempi cambiavano velocemente. Come lei si pone oggi davanti a questi ragazzi ai quali bisogna non solo impartire un’educazione etico sportiva e morale , quando poi la televisione e il mondo del calcio creano falsi miti?

Vedi possiamo proprio affermare che oggi nel mondo del calcio c’è troppa esasperazione nel calcio perché se andiamo a parlare anche della scuola, dobbiamo tenere presente purtroppo anche questi ultimissimi episodi, come quello che vediamo sta accadendo nel mercato calcistico come l’esempio di Donnarumma che a 18 anni si parla di milioni e pensando ai soldi non si va a fare gli esami per la scuola. Prima lì è la famiglia che deve cercare di dare un’educazione e fare qualcosa. Per cui questi ragazzi vedendo queste cose per loro non è assolutamente educativo, secondo me. È chiaro che poi, io vivendo a Roma in un settore giovanile, per noi è la priorità che damo ai nostri ragazzi perché la nostra priorità è quella di entrare in un centro sportivo con educazione, educazione anche ad un saluto e saluto. Prima però la scuola e poi il divertimento. Però qui, in questo momento stiamo vivendo un’esasperazione con questi procuratori nella gestione di questi ragazzi. Le famiglie che sono preparate e quelle che non riescono a gestire tutto questo insieme di cose, i vivai che stanno scomparendo, insomma una crisi morale e sociale. Io non sono un razzista ma se vediamo quello che sta accadendo con tutte queste società che prelevano e portano tutti questi stranieri a giocare, ma vediamo bene o male anche i nostri ragazzi italiani che possono inserirsi in questo contesto. Finalmente oggi ci si sta rendendo conto di tante cose e vedo che si stanno riscoprendo e formando i vivai nelle società anche perché dal punto di vista economico la crisi le società iniziano a sentirle. Il vivaio permette che i ragazzi crescano in casa e ciò è una situazione ideale per crescere all’interno dell’ambiente familiare e della società d’appartenenza. S’ il calcio è molto cambiato rispetto a prima, ma possiamo riportare ancora quei valori importanti sia per l’educazione che la crescita di questi ragazzi sia a livello sportivo che morale.

Anni fa quando parlai con Carlos Bilardo, che come allenatore essendo anche un medico si poneva con una certa attitudine d’ascolto con i suoi ragazzi dell’Argentina, ricordo un Maradona , un Batistuta e un Caniggia giovanissimi, mi disse che alcune sue problematiche all’epoca erano dovute al fatto che molti elementi della sua nazionale giocavano in differenti squadre straniere, e che quando riuniva la nazionale le diverse tecniche di gioco lo portavano ad dover affrontare un amalgama più omogenea per la sua Argentina e nelle tecniche di gioco. Lei non trova che stiamo perdendo un poco quelle identità calcistiche che hanno reso particolari ogni squadra e nazione? Il calcio latinoamericano la sua fantasia e spettacolarità, il calcio italiano la tecnica ingegneristica ludica, il calcio francese il proprio gregariato di squadra, quello tedesco la sua schematicità, insomma ogni squadra con la propria identità calcistica.

Diciamo che oggi con questi software che si stanno sempre più aggiornando, anche con i programmi di lavoro nel settore giovanile, vediamo che la Spagna, la Francia e l’Olanda lavorano con una mentalità diversa, totalmente diversa. Dal momento che ha fatto i nomi di questi giocatori, bisogna ricordare che sono cresciuti in realtà molto pover e come lo è anche oggi in Italia, perché molti ragazzi non è che crescano nell’oro. È chiaro che quando gli si viene data la possibilità, come è accaduto a Ibrahimović che ha cambiato tantissime società …non è facile… e penso proprio che per far sì che questo lavoro sia coerente è dalla base che bisogna portare un lavoro di programmazione.

Come sta facendo lei nell’ambito giovanile

Certo. … e non solo noi. O vedo che l’Aiax sta facendo un lavoro bellissimo di programmazione del proprio vivaio e squadra giovanissima, con questi ragazzi cresciuti in un contesto etico e sportivo giovanile di medesimo percorso.

Anche la Svezia cura il proprio settore giovanile

Si anche la Svezia. Perciò è tutto un discorso che si fa non solo legata alla crescita sportiva dei ragazzi ma anche che non dobbiamo mai dimenticare l’educazione e la crescita morale, etica e scolastica. Non tutti possono arrivare ad essere il numero uno o il campione del momento. L’illusione avviene non solo da parte dei giovani ma soprattutto da parte dei genitori. Tutti vogliono “arrivare”. Cerchiamo di fare capire che c’è la scuola e che il calcio deve essere un divertimento, come tutti gli sport in generale. E se tutto viene preso con la voglia giusta tutto si può ottenere.

Il suo sogno?

Il mio sogno? Da parte mia penso di avere realizzato ed ottenuto tutto sia come calciatore che responsabile del settore giovanile. Ho un rapporto stupendo con la famiglia e i miei stupendi nipoti che chiaro fanno parte del mondo del calcio ma gli auguro anche di avere successo non solo come calciatori ma dare una serena continuità a quello che a loro piace fare.

Grazie

 

A cura di Antonio Piludu e Paula Pitzalis

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