Radio Alter on the Road Communications

La questione sarda all’interno del conflitto mediorientale contemporaneo

Si è svolto a Cagliari presso il cinema Odissea il Meeting Internazionale delle Politiche del Mediterraneo. L’ incontro organizzato dal Centro Italo Arabo Assadakah, ha affrontato i temi dei nuovi scenari geopolitici contemporanei e del ruolo dell’informazione in relazione alla guerra in Siria, al caos Libico ed Iracheno, l’apertura all’Iran, la nuova posizione Israeliana, Palestinese, Turca, Iraniana e le future posizioni Statunitensi

Radio Alter on the Road Communications prosegue i suoi le sue conversazioni incontrando Antonello Cabras, Ingegnere e politico della scena italiana e internazionale. Ha svolto incarichi come Presidente della Regione Sarda, è stato sottosegretario del ministero del Commercio con l’Estero, Deputato e Senatore della Repubblica Italiana e membro della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO e Presidente della Fondazione del Banco di Sardegna. Abbiamo affrontato alcuni temi attuali che in questi tempi storici ed economici proiettano scenari geopolitici in repentino cambiamento.

 

Si è svolto a Cagliari presso il cinema Odissea il Meeting Internazionale delle Politiche del Mediterraneo. L’ incontro organizzato dal Centro Italo Arabo Assadakah, ha affrontato i temi dei nuovi scenari geopolitici contemporanei e del ruolo dell’informazione in relazione alla guerra in Siria, al caos Libico ed Iracheno, l’apertura all’Iran, la nuova posizione Israeliana, Palestinese, Turca, Iraniana e le future posizioni Statunitensi. Sono stati presentati gli interventi del generale Carlo Jean, dell’ambasciatore Armando Sanguini, dei giornalisti Gian Micalessin in collegamento da Damasco, da Mostafa El Ayoubi, e dei presidenti dell’associazione nazionale Antonello Cabras e regionale Raimondo Schiavone. Tutti i presenti hanno concordato che il problema mediorientale è un sottoinsieme di conflitti ed accordi di fazioni e pensieri che di giorno in giorno varia le sue posizioni e strategie sia segrete che pubbliche. Gli interessi territoriali, economici e religiosi impongono una conoscenza profonda di ogni singolo evento e movimento, sia a livello storico che contemporaneo e ciò richiede un’acuta riflessione e salde prese di posizioni in ambito degli accordi internazionali. L’avere rotto quegli equilibri, che Gheddafi imponeva in Libia e Saddam Hussein in Iraq, la montatura delle bugie sugli armamenti di distruzione di massa diffuse da alcuni governi per scatenare il conflitto mediorientale, hanno portato gli stati ad una impreparazione degli eventi bellici attuali mostrando e riconfigurando un vecchio fronte storico post seconda guerra mondiale, Stati Uniti sul fronte occidentale, Russia su quello orientale e la Cina su quello asiatico. La posizione silente dell’Europa è stata oggetto di dibattito durante l’incontro portando i presenti a riflettere sul ruolo che l’Italia ed i paesi comunitari dovranno assumere in relazione allo stato attuale degli avvenimenti bellici. Incontrare il presidente Antonello Cabras e dialogare su quale ruolo può assumere la nostra isola all’interno di questo momento storico è stato fonte di una dolorosissima riflessione contemporanea dello stato attuale della realtà economica sarda.

Presidente si è parlato di democrazia e sul non intervento militare dell’Europa in medio oriente. Però questa piccola Sardegna, che probabilmente si è anche dimenticata del pensiero di Altiero Spinelli, interferisce nelle questioni medio orientali con una fabbrica d’armi, nel senso che noi come sardi fabbrichiamo armi di assembramento che poi vengono vendute per bombardare lo Yemen. In quale senso noi possiamo cambiare il percorso della nostra storia sarda?

Bisogna tenere presente la storia originale di quella fabbrica di armi che si è trasformata nel tempo, nel senso che quella era una fabbrica che produceva gli esplosivi per una attività mineraria. È nata così. Poi la grande fame di lavoro e la volontà di non perdere l’occupazione, che era anche un’occupazione specializzata di persone che traevano il loro reddito da lì, ha portato a questa evoluzione.

Però questo va anche contro i principi della nostra Costituzione

Io non posso dimenticarmi che quella era una fabbrica che produceva esplosivo ai tempi dell’attività mineraria che è stata un’attività molto lunga e che ha alimentato la vita molto lunga di centinaia e centinaia di persone che hanno vissuto lì. Abbiamo troppa fame di lavoro. Se fossimo in una condizione di benessere economico non avrei esitazione, posso scegliere se posso fare a meno di produrre un certo tipo produzione.

Ma esistono anche altre tipi di produzione come quella di Daniela Ducato, una new economy proiettata verso una nuova visione della salvaguardia del pianeta nella produzione economica territoriale, e perché non portare questa Sardegna al centro del mediterraneo come diceva Alberto Rodriguez su questa linea?

Sono d’accordo ma ovviamente questo processo va fatto con la gradualità che serve. Quindi sviluppare questo tipo di iniziative come quella che abbiamo citato ci può permettere di metterci in quelle condizioni di chiudere quella fabbrica. Oggi, che siamo appesi ad un posto di lavoro, onestamente non me la sento di dire chiudete la fabbrica e mettete per strade le duecento famiglie che vivono da lì.

Lei che è stato anche il nostro Presidente della Regione che futuro vede per questa nostra Sardegna soprattutto in questo contesto internazionale?

Io appartengo a quelli che guardano le opportunità che ci offrono le popolazioni che si muovono. Per esempio non sono tra quelli che pensano che la Sardegna non possa essere meta di accoglienza e di ospitalità di queste persone che stanno cercando un altro luogo dove creare un’attività e sviluppare iniziative, anche perché che uno dei problemi più grossi che abbiamo è questa tendenza a ridurre la popolazione, quindi a spopolare la Sardegna, che è uno dei fattori che mina la possibile opportunità di sviluppo. Con i numeri si fa lo sviluppo. Quando i numeri non ci sono è più difficile fare anche sviluppo. Quindi a questa domanda rispondo: “guardiamo alla situazione e possibilità che qui venga gente che scappa da altri posti, che sono giovani, che sono gente di cultura.

Presidente come scrisse anche il grande Olof Palme nella sua visione utopica di un socialismo democratico pacifista, come il grande compromesso che fece con il capitalismo e il socialismo o l’accoglienza degli esiliati, in quel tempo sia da un Cile sanguinario o da paesi in guerra, ci porta a riflettere su una Svezia che si preparò ad un’accoglienza che vide in tutta questa forza lavoro una ricchezza intellettuale e di lavoro manuale. Ma tutto questo va preparato, lo dobbiamo fare, insegnare la lingua, la nostra cultura e principi democratici.

Lo dobbiamo fare. Siccome noi ormai siamo orientati ad attività che tornano all’attività primaria, che tornano all’agricoltura e che tornano all’ambiente e alla possibilità di sfruttare le caratteristiche climatiche di questa terra anche per viverci, a questo punto anche in questa prospettiva queste persone che arrivano ci possono aiutare. Quindi fare tutto quello che serve per prepararli, ma non respingerli.

No assolutamente no, ma istituire un sistema di accoglienza efficace e preparato

Io vedo in questo un fattore di sviluppo ed ovviamente capisco e mi rendo conto delle problematiche e delle difficoltà.

Ci vuole anche una classe politica che prepari queste istituzioni

Confidiamo sui giovani sulle nuove leve e speriamo che abbiano questa nuova apertura.

 

 

 

 

 

di Antonio Piludu e Paula Pitzalis

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