Cagliari: grande scoperta sulla Sclerosi Multipla da parte di un gruppo di medici sardi

Questa scoperta - commenta Arru - potrebbe permettere nuove prospettive nella terapia della malattia. La rilevanza è enfatizzata dall'editoriale della stessa rivista, che sottolinea un possibile legame immunologico tra la malaria e la sclerosi multipla.

Cagliari: un gruppo di ricercatori e medici sardi, coordinati dal Dottor Francesco Cucca, direttore dell'Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del CNR che ha sede (nazionale) a Cagliari in collaborazione con l'Università di Sassari, hanno avuto un riconoscimento scientifico straordinario, per la pubblicazione, sulla più importante rivista medica internazionale, "The New England Journal of Medicine", ricevendo anche i complimenti da parte dell'assessore alla sanità della Regione Sardegna, Luigi Arru. Nell'ultimo numero del giornale, si parla in un articolo, sulla presenza di alcune molecole scoperte dal gruppo di ricerca, caratteristiche immunologiche, in pazienti sardi affetti da Sclerosi Multipla.
Un lavoro che è durato sei anni, analizzando inzialmente solo pazienti sardi, poi estese ad un bacino di individui più ampio. Lo studio e la scoperta sono dedicate alla memoria del professor Giulio Rosati, neurologo, uno degli autori della ricerca.

“Questa scoperta - commenta Arru - potrebbe permettere nuove prospettive nella terapia della malattia. La rilevanza è enfatizzata dall'editoriale della stessa rivista, che sottolinea un possibile legame immunologico tra la malaria e la sclerosi multipla. Uno speciale ringraziamento va all'AISM, l’associazione italiana sclerosi multipla, che ha permesso lo studio che ha portato agli importanti risultati pubblicati. Fondamentale - prosegue Arru - è la collaborazione tra AISM e assessorato della Sanità, collaborazione che ha portato alla preparazione di una bozza di PDTA, percorso diagnostico terapeutico e assistenziale, che verrà presentato nei prossimi giorni sia a Cagliari sia a Milano, all’Università Bocconi”.

Questo l'articolo del The New England Journal of Medicine http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1610528

di ANTONIO PILUDU